giovedì 25 aprile 2013

RIENTRO A CASA

Il treno era lì che attendeva, io mi ero messo ad aspettare su una delle panchine di fronte alle biglietterie automatiche, facendo sudoku di livello difficile, sperando di poter aumentare la mia autostima risolvendone uno. Invece quello che ottenevo era che mi incazzavo soltando di più.

Che cosa aspettavo manco lo sapevo più. Il treno faceva quaranta minuti di ritardo ed io ero troppo stanco per poter dare un fine artistico all'insulto verso Trenitalia, la mia attività preferita della mattina quando facevo il pendolare, un po' meno quando sapevo di essere in ritardo e mi sentivo con la coscienza sporca a prendermela con loro. Però poi lo facevo, giusto per essere solidale con chi invece era stato puntuale e doveva presentarsi al lavoro da un capo a cui piaceva particolarmente la sodomia attiva.
Mi torna in mente il film “Terrible Bosses”, di cui non cito la traduzione italiana del titolo perché fa più cagare di una puntata dei Soliti Idioti (mi sono quasi reso conto di preferirgli le umane flatulenze vanziniane): c'era Kevin Spacey che era un dirigente pezzo di merda, roba di cui Steve Jobs sarebbe stato fiero; c'era Jennifer Aniston mora, che era una specie di bestia nerchiofaga sexy, impegnata a ricattare il suo assistente con le foto di lui ubriaco, da lei violentato ma dalla faccia sorridente ed appagata (“ma eri veramente ubriaco?”, mi verrebbe da chiedergli); c'era Colin Farrel che faceva il capufficio cocainomane spudoratamente intenzionato a trasformare l'azienda nel suo portafogli per il paradiso della coca personale. Onesto e perfetto.
Se ci fosse stato pure Palmer Eldritch, sarebbe stato il film capolavoro dell'anno. Invece è, sostanzialmente, una cagata mancata di un soffio.
La panchina era diventata improvvisamente scomoda, dev'essere per quel tipo che si è appena seduto accanto a me che puzza di Tennent's annacquata. Lo lascio solo, vorrebbe coinvolgermi nel giudizio di una pubblicità idiota (“Ancora gira Simona Ventura col culo stampato sul cofano di una Citroen?”), ma gli ho lasciato il beneficio del dubbio ed un volantino che mi hanno dato all'entrata di Pietralata: “Enlarge Your Penis”.
Si vede che i filtri antispam sono diventati così sofisticati che hanno deciso di tornare ai vecchi metodi. Che poi te senti in colpa se non prendi il volantino dalle mani di un diciannovenne fuorisede universitario, costretto ad una dura vita di stenti e affitti esorbitanti, manco abitasse al Rockfeller Center. Invece stai a Nuovo Salario, rendite conto.
Sono sceso giù al piano inferiore, ho mangiato una cosa fritta da Spizzico, sono entrato in libreria. Altri venti minuti e chiudeva. Mi bastava per farmi un giro, andare in free-roaming per i reparti, farmi venire qualche conflitto di coscienza davanti a un titolo che vorrei comprare ma c'ho paura che sia 'na mmerda. Sono passato davanti al reparto vietato ai minori di 18 anni, quello dove sfogli i fumetti hard e li riposi in atteggiamento colpevole quando vedi una ragazza passarti vicino. “Mah, tanto c'hanno sempre le stesse cose”, pensi.
In effetti, è da tempo immemore che ci sono sempre gli stessi volumi di Manara. Che, diciamolo, hanno veramente smerigliato lo scroto. Dovrebbero eccitarmi, ma non è più l'effetto che mi fanno. Li vedo e penso: “Checcristo, ancora co' Manara!”. Come se fosse il non plus ultra che ogni segaiolo deve tenere nascosto nella pila di Zagor e di Settimane Enigmistiche che tiene nel cesso. Manara, con la sua spocchiosa mitopoiesi erotica che ti fa rimpiangere il video hard di Belen e i fake di Britney Spears; un altro di quelli che deve per forza sentirsi in obbligo di inserire una scopata in un contesto artistico coerente, a ricordarci che il sesso è anche amore, conoscenza di sé e simili boiate alla Pedro Almodovar.
Poi, uno scaffale più a sinistra, c'è Valentina.
Valentina, cazzo. Quella fotografa ossessionata da sé stessa, una cantinella ambulante sotto LSD, chiara evidenza di come Crepax sia stato favorevole all'anoressia ed alle tette piccole; un'altra grande prova di contesto artistico, coerente quanto una stagione di Lost.
Me ne vado dalla libreria, che sennò mi viene il mal di testa e vengo sulla copertina di “Manga XXX”, che so' tipo quattro giorni che mi tengo tutto dentro: è un po' di tempo che c'ho poca fantasia.
- Sono le 22, la libreria chiude... te che cazzo stai a fa ancora attaccato a Manara? -
Pensavo che, in effetti, la libreria potesse stimolarmi in tal senso: solo che stavolta il reparto pedagogia era vuoto e non c'erano le solite psicologhe dell'infanzia venticinquenni che sognano da anni un torbido menage a trois con Rousseau e la Montessori.
E al reparto esoterismo c'era una specie di prugna secca bionda, coi capelli ricci e addobbata tipo insegnante di yoga. Lei mi guarda, io la guardo, due sguardi rapaci, affamati e disillusi che si incrociano. Poi è fuggita, appena ho simulato un rapporto orale con la copertina di un libro di Sai Baba, canticchiando “Revolution 9”.
Lo vedi che dei Beatles più sperimentali non gliene frega un cazzo a nessuno?
Esco dalla libreria, vado in treno, che finalmente parte.

4 commenti:

  1. La Aniston in Horrible Bosses però è da (ma)sturbo totale...

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    1. La sorte migliore ce l'hanno sempre i personaggi più sessualmente repressi.

      Chi non c'ha i denti, c'ha il pane.

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  2. "Si vede che i filtri antispam sono diventati così sofisticati che hanno deciso di tornare ai vecchi metodi."

    Bella.

    Quando ti rifai vivo ti mando un'email che non riguarda la grandezza del tuo pene.

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    1. Ad esserci ci sono. Ogni tanto lurko, mi scrivo qualche idea, ma ultimamente l'unica cosa che mi viene in mente è: "Enlarge your penis".

      E poi vabbè. Mi sono auto-tumulato in clausura, che a luglio discuto la tesi.

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