lunedì 8 aprile 2013

BELLA 'STA DOMENICA


Torno a casa da lavoro, che c'ho sonno, ho mangiato Tuc per pranzo e c'ho ancora i buoni-pasto dentro la giacchetta che se stanno a ammuffì. M'è rimasta la platessa avanzata nel microonde, ma c'ho le convulsioni allo stomaco e non riesco a mandare giù niente. Mi viene da vomitare, ma pensi che lo stipendio arriva solo dopodomani e a casa non m'è rimasto più un cazzo perché credevo di poter fare il survivalista della minchia dentro le mura di casa.

In realtà la tua è una sottile tattica per nascondersi dai Testimoni di Geova vaganti nei luoghi pubblici, che dopo l'ultima avventura sul pullman non do più tanta fiducia a un tizio che attacca bottone col bollettino meteo: abbassa un attimo la guardia e ti sbandiereranno davanti una copia di un santino o di uno “Svegliatevi!”, che sembra una pergamena per evocare i morti.
Mangio la platessa a sforzo, la proiezione spirituale di Joe Bastianich mi guarda torvamente, vorrebbe fracassarmi il piatto in testa.
- Aò, non posso mica spende quindici euro al giorno pe' mangiamme 'n piatto de pasta! -
- Sì, ma manco te puoi magnà un pesce che so' quindici giorni che tieni dentro il forno! -
Vabbè, ma queste so' minchiate.
Guardo il divano con desiderio, ed anche la gatta mi osserva fremente di vedermi seduto sul divano, che c'ha bisogno di affilarsi le unghie sulla carne delle mie cosce. “Eh, ma tanto c'hai i jeans, che te fanno du' graffietti in amicizia?”
A Raidue mi comunicano la notizia che Califano è morto. No, cazzo, è uno scherzo. Ma Pasqua è passata e lui col cazzo che risorge. Quindi è vero, ha stirato per sempre. Ed io non ho fatto a tempo ad apprezzarlo appieno. È per questo che un po' me rode il culo.
Arriva una telefonata, è quella parte della mia coscienza con l'Unità sottobraccio, quella che nessuno (nemmeno io) sa di possedere, ma che ogni tanto esce fuori e ti fa ragionare come un piddino che s'è appena fatto un freebase d'eroina.
Ma con tutti i morti che ci sono nel mondo, tu pensi a Franco Califano?”
Oh, coscienza, quanto sei sottilmente intelligente, quanto sei fuori dalla mediocrità italiota e quanto sei sensibile ed in-touch con il mondo. Già che ci sto, ti do l'immagine di Michele Serra, così mi ricordo di disprezzarti meglio.
Lo sai cosa penso?
Che a te, di tutti i pezzenti che muoiono nel mondo nell'arco di 5 minuti, non te n'è mai fregato un cazzo e che questa è una storiella che tiri fuori quando ti fa comodo solo per far vedere quanto sei acuto e sensibile. Oh sì, scommetto che pensi ai bambini in Africa, mentre ti frulli il cazzo pensando alla barista ucraina del bar “La Piazza”¹; scommetto che ci pensi quando vai a cena dai tuoi parenti e ti metti a discettare di “questioni importanti”, tipo la casa di tua nonna novantenne; scommetto che ci pensi quando vai alle riunioni di partito la domenica sera, proprio quando c'è il derby Roma-Lazio, guarda 'n po'. Sei rivoltante, tu ed il tuo buonismo d'accatto che ti serve per celare l'immagine di liceale timido sfigato che ha fatto le due di notte per fare i compiti anche alla bonazza-gatta morta della classe. Ti aveva promesso di farti vedere un pelo di fregna.
Ecco, brava, cara parte di coscienza de staminchia. Ora vattene alla riunione di partito con gli altri neuroni irrimediabilmente bruciati. Ho deframmentato il cervello, così li ritrovi tutti assieme. È un aiutino per il medico chirurgo a cui ho chiesto la lobotomia.
- E comunque, sono interista e del derby Roma-Lazio non me ne frega un cazzo! -
Riattacco la cornetta.
In streaming su qualche sito di sport delle isole Tonga c'è Inter-Atalanta. Il buffering prolungato mi fa vedere cose strane, tipo Alvarez che fa doppietta e Rocchi che ricomincia a segnare (Rocchi, porcoddio!), poi 'na specie de colabrodo dalle parti di Denis. Vabbè, non mi va di incazzarmi con Gervasoni, che sennò sembro veramente Allegri che sta ancora a rompe li cojoni col gol di Muntari.



¹C'è sempre un bar “La Piazza” in ogni città. Ma non sempre c'è una barista ucraina.

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