lunedì 4 marzo 2013

GUEST-APPEARANCE A BUON MERCATO

Faccio cose, vedo gente. Sfascio cose, sego gente. Il mondo è brutto perché c'è Mario. Il suo bar ha scelto la morte il giorno che ha messo i videopoker al posto di Dead Or Alive 4 e del biliardo. “Tutte quelle zinne di fuori offendono la sensibilità dei bambini!”. Certo, c'hanno bisogno di te per vedere un paio di zinne di fuori. Al massimo potevi farti una sega nel cesso dopo che hai perso apposta contro Tina Armstrong solo per vederla mentre ti sbatacchiava a terra con sue numerose prese consecutive da wrestler.

Dì la verità, Mario: ti sei fatto convincere da una escort della Binetti, tu e la tua fissa fetish per il cilicio. Hai venduto la tua dignità di barista - col calendario di Jessica Rizzo dietro la cassa - per una notte di sesso BDSM vestito da Gesù Cristo mentre quella ti frustava a sangue per trentanove volte, fino a quando non hai sborrato quello che ti sei tenuto dentro dopo due mesi di no-fapping.
No-fapping. Co' Jessica Rizzo dietro. Quando te l'ho fatto notare, hai cominciato a delirare con minchiate tipo “Ascesi compensativa”, “Negazione del peccato”, “Interiorizzazione del chi” e “Decrescita felice”. Davvero Mario, nun te riconosco più.
Almeno ti sei rifatto il pezzo di strada davanti all'entrata: e te credo, co' tutto quel bitume che te s'era raccolto dentro la sacca scrotale...
A proposito, la escort che fine ha fatto? E quel montarozzo di asfalto davanti all'entrata? E soprattutto, perché l'asfalto puzza come un cazzo che è rimasto chiuso nelle stesse mutande per giorni, senza mai aver visto il getto d'acqua di un bidet?
Vado in saletta, che c'abbiamo le registrazioni.
Chiuso nella sala registrazioni, canto in growl su una base ambient di stampo alternativo: una guest-appearance, per un disco che sta incidendo una divinità maya finita a fare soldi suonando a Capri: canta roba neomelodica con liriche che inneggiano a boss camorristi di bassa lega, di quelli che si sentono armati di cazzo da 28 centimetri solo perché, dopo un'estorsione ad un edicolante moribondo, riescono a comprarsi un I-Phone.
C'aveva voglia di fare qualcosa di più “personale”. Inneggiare a sacrifici umani con coltelli rituali, per esempio.
Ho spiegato che devono scalare di un paio di tonalità, se non vogliono che il loro disco venga usato a qualche orgia di Comunione e Liberazione, di quelle che scuoiano capretti e bagnano col sangue una cassetta di ostie. Anzi, mettete tutto su scale arabe, così finirete ad inneggiare per Ouroboros dentro la sede di Equitalia.
- Senti, poi se sentimo pe' steccà i sordi della registrazione? -
- Quante clip ho fatto? -
- 'Na cinquantina. -
- Bono! Hai detto che l'album è un doppio, con un minutaggio totale di 116 minuti, vè ? -
- Ah, guarda. Per me è buonissimo - ride il produttore dietro il vetro, con i canini nascosti e l'ombra di Ouroboros dietro la schiena.
Noi siamo quelli che cambieremo il futuro della musica.
Ormai è inutile, non ce se può più inventà niente. Solo mescolare. Magari esce fuori qualcosa di nuovo, di quella roba che a Rolling Stone definirebbero “il futuro della musica”, su Metal Hammer “e che è?” e su Pitchfork “il futuro della musica” (ma da leggere con l'intonazione di un Charles Bronson che sta per piantarti una pallottola in testa).
Non ho mai imparato a suonare un cazzo, ma i sintetizzatori si evolvono abbastanza in fretta, ed io, volendo, potrei mettermi i soldi da parte per comprare un bel bestione col vocoder di quelli che schiacci un bottone e te fanno tutto da soli, mischi tutta la roba che vuoi, fai tutti gli esperimenti che vuoi. Avevo proposto alle mie precedenti band delle mescolanze di generi un po' inusuali, tipo musica cantautorale mischiata con melodic death metal, neomelodico con funeral doom, happy hardcore con porn groove e, last but not least, Cantico delle Creature con scale arabe. Dei Behemoth.
Questo mio approccio non è stato capito.
Sono triste, pago la registrazione e ritorno da Mario, che me so' rimasti pochi spiccioli, giusto per giocarli al videopoker con la flebile speranza di non avere niente da perdere, di uno che si è visto segare le gambe. Ouroboros è lì che infila gettoni, c'ha i nervi a pezzi, puzza di Fernet pure se non ha mangiato un cazzo, si è dimenticato perfino che deve mordersi la coda per non rompere l'equilibrio, ogni tanto la sua pelle squamosa trema dalle convulsioni. Mario non è molto contento.
- Quello vince sempre e si spara tutto a consumazioni. Io sto a finì gli amari -
Mi prendo un amaro anch'io, tanto per essere solidale.
No, davvero Ouro. Me dispiace che hai fatto 'sta finaccia.

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