venerdì 22 luglio 2011

HANGOVER NIGHT


Dunque, ricapitolando: mi svegliai dentro una stanza il cui unico riferimento luminoso era un'insegna al neon visibile dal vetro della finestra alla mia sinistra. Non si vedeva il cielo, ma di sicuro era notte. Inoltre, ero sdraiato su un letto cigolante con il materasso scoperto, avevo la bocca impastata di brandy e mi girava un po' la testa.
Ed ero completamente nudo.

lunedì 18 luglio 2011

MACONDO REVISED

Mi era capitato sottomano il libro di G. G. Marquez, "Cent'anni di solitudine". Non so per quale motivo, mi è venuto di collegarlo con una foto di nani da giardino beccata su Internet.

Macondo era una città come tutte le altre. O meglio, era una piccola città come tante altre piccole città. Marquez non c'entra un cazzo, questa città aveva poco di drammatico o di solare. Se la nebbia potesse essere usata per descrivere qualcosa, allora non troverei niente di più adatto per descrivere una città come Macondo. Perché era una città grigia, statica, dormiente: il sole era sempre velato, la pioggia sottile era frequente e fastidiosa, raramente si sentiva un rumore più forte di un'automobile solitaria che solcava l'asfalto umido. E come se non bastasse, era abitata per buona parte da gente particolarmente stupida.

giovedì 7 luglio 2011

NON IL SOLITO VIAGGIO DA PENDOLARE

Si era fatto attendere trentacinque minuti più del solito ritardo accademico, ma alla fine il treno giunse sferragliando, con il fischio sforzato di una pentola a pressione incrostata di calcare. I passeggeri sul marciapiede fumavano, sia per la rabbia, sia per il caldo torrido di quella tarda mattinata di piena estate. Già alle nove, quando uscii di casa, il sole picchiava; alle undici era passato alle mazzate.