mercoledì 30 novembre 2011

LE CENE DI CLASSE PORTANO SFIGA. A CHI LE ORGANIZZA.

Me ne stavo allegramente a casa di una MILF conosciuta su Xvideos a sollazzarmi. Il cellulare mi squillò. Era un mio ex-compagno delle superiori - nonché di banco - e mi stava invitando ad una cena di classe. Calcolai male il momento del “sì” e quello capì fischi per fiaschi. Non riuscii a controbattere che qriattaccò il telefono, contento della risposta. Poi squillò il telefono di lei, e scoprii che quella era sua madre.

- Mamma, sto tornando a casa. Ma stai male? Perché ansimi? -
- Ho il naso un po' ah, tappato... Porta una confezione... ah, di aspirina! -
Cornelia, si chiamava. Una che per me era sempre stata il nome utente “PorcaEva73” e che uploadava su Xvideos la serie “Masked Big-Breasted Italian MILF”. E adesso scopro che è pure la madre di quel ritardato.
Una ragione di più per continuare a trifolarla. Tanto adesso il figlio era andato a prendere l'aspirina.
Ok, ammetto che Ugo non mi era mai stato molto simpatico. Era un secchione guastafeste, di quelli che ricordava alla prof delle consegne dei compiti a casa trenta secondi prima dell'uscita. E la cosa che mi faceva più incazzare, era che non se ne rendeva conto: non riusciva a capire il perché di tanto odio nei suoi confronti. Cercava di essere un buon amico, frequentava con successo i boy scout, aiutava le vecchiette ad attraversare, era sensibile verso lo sterminio dei tonni per farne prodotto da scatoletta, mangiava solo omogeneizzati e ascoltava con interesse. Perfino la prof di religione.
L'unica attenuante era che passava i compiti, ma nessuno li voleva. E se lo accettavi, venivi automaticamente bollato come “l'amichetto del cocco della prof”. La mia posizione di vicinanza peggiorava ulteriormente i sospetti su di me. Però sono riuscito a non farmi vedere dai miei compagni mentre copiavo, una volta.
Non ho mai voluto conoscere nessun particolare della sua vita privata. Ai ricevimenti c'è sempre venuto il padre. La madre non l'avevo mai vista da nessuna parte né mai ero entrato a casa sua. E nemmeno sapevo dove fosse, casa sua. Manco a dire lo sapessero i bulli della scuola. Si vergognavano di andarlo a cercare per picchiarlo.
E Ugo continuava a chiederselo: “Perché tanto odio?”
Tutto questo, comunque, non mi fermò dal continuare a sbattermi sua madre. Anche perché lei mi minacciò: se provavo a fermarmi, me l'avrebbe devitalizzato stringendo le chiappe, fino a farmelo diventare blu.
Su Xvideos gira un video di lei che rompe una noce di cocco in mezzo alle gambe.
E poi, mica è Ugo che devo scopare.
Sì, sì, ogni scusa è buona per preservarsi.
- Ugo adesso studia scienze politiche e sta per laurearsi. S'è pure fidanzato con una tizia, Azzurra. Certo che è un nome di merda, sai? Non tanto per lei, quanto per l'abbinamento con quello di mio figlio. Ugo e Azzurra. Sembra il titolo di una telenovela sudamericana da tivù privata di quarta categoria -
La madre non è mai riuscita a crescerlo come voleva. Non avrebbe mai dovuto accettare di mandarlo alla merenda delle cinque dai suoi nipoti acquisiti (i figli del fratello di suo marito). La suocera ciellina ha sempre esercitato una forte influenza su suo figlio e sui nipoti. Drogava il cioccolato caldo con l'idrato di cloralio e poi partiva coi suoi mantra per la produzione in serie di santarellini, trasformandoli in carne da catechismo. Quando lei se n'era resa conto, era troppo tardi.
Ha provato a guarirlo facendogli ritrovare le riviste porno del marito in posti dove gli chiedeva di cercare l'insalatiera.
Il risultato fu che Ugo venne ricoverato in rianimazione perché aveva tentato di evirarsi.
Ora gliene hanno trapiantato uno di un ex-attore porno morto d'infarto mentre Cornelia stava preparando un video di titjob e bukkake assieme a lui. Quel coglione s'era imbottito di viagra e il cazzo, rimasto per troppo tempo in mezzo alle tette di lei, s'è tenuto tutto il sangue.
Non le chiesi ulteriori chiarimenti. Però mi pregò di presenziare lo stesso alla cena che stava organizzando suo figlio.. Forse era un po' maturato e ci teneva a provare a mettersi un minimo in buona luce con i suoi ex-colleghi.
Le dissi di sì soltanto perché mi fece un pompino per convincermi meglio.
Il venerdì sera seguente, ci ritrovammo tutti a “La Fata Boscaiola”, la classica pizzeria dove si dovrebbe “magnà bene e spende poco”. Naturalmente, lui era già lì. Eravamo sì e no dieci persone. Su una classe di ventisette anime.
Ugo ci accolse con sorrisi a profusione e calore. Non sembrava molto preoccupato dal fatto che mancassero diverse persone per impegni lavorativi, non lavorativi, non ufficiali, inventati sul momento, ecc... A fianco a lui c'è quella che sembrava essere Azzurra.
Probabilmente l'ha recuperata da qualche centro per la cura dell'anoressia. E se potevo fare un'osservazione del genere, non credo che la cura abbia dato i risultati sperati, mi sa.
Gli altri presenti erano: Luigi, laureato in ingegneria gestionale. Forse è per questo che è diventato buttafuori così facilmente, non certo per i suoi 95 kg e per i suoi quasi due metri di altezza.
Clara, avvocatessa, l'olimpo della sega furiosa per tutti i maschi della classe. Qualsiasi cosa avesse addosso, diventava un abito fetish: una volta, ad un campo scuola, corsi in bagno a masturbarmi dopo averle fatto una foto mentre era aveva addosso un pigiama con Bambi. Dicevamo, avvocatessa. Era sempre stata brava a negoziare le sue scopate.
Silvano, una faccia che mi fa sempre piacere rivedere: era una delle pochissime persone con cui andavo veramente d'accordo. Con lui mi sono fatto la mia prima canna, visto il primo porno, conosciuto il death metal, violentato la prima liceale... no, non era consenziente. Ma le sue amiche furono molto invidiose.
Giulia, attivista di Greenpeace convinta. E qui mi fermo.
Davide, silenzioso ed adorabile misantropo-narciso. Uno di quelli che si fa pregare per uscire, poi si mette in disparte nella speranza che gli facciano una domanda su qualsiasi cosa, prima o poi. E quando non accade, si incazza come una bestia e cerca in tutti i modi di far sentire gli altri offesi.
Sparati, insomma.
Il resto della combriccola non erano persone particolarmente memorabili. Non mi ricordai manco i loro nomi. E non ero molto interessato, a dire il vero.
Entrammo e prendemmo posto. I camerieri planavano attorno ai tavoli come avvoltoi. Io mi sedetti vicino a Silvano e, per mia sfortuna, vicino a Giulia. Una svampa di tabacco sfuso e incenso solleticò le mie narici. Non sapevo se sarei riuscito a godermi la pizza. Ammesso fosse commestibile.
Ugo partì con le domande di rito. - Allora che fate di bello? Come vi sta andando? È un sacco che non ci si vede! -
Beh, sai, stavo molto meglio pochi giorni fa.
Quelli di cui non mi ricordavo il nome parlarono della loro situazione formativa. Tutti laureati. Qualcuno era riuscito a lavorare, altri sbavavano dietro ai concorsi, altri ancora progettavano l'emigrazione.
Come no. So' dieci anni che dicono di voler scappare. Eh, ma voglio prepararle per bene io, ste cose. Dev'essere tutto perfetto, tutto preciso, mica voglio finì a zampe all'aria dopo il primo mese, oh! Che te credi, all'estero se sta mejo! All'estero la figa la danno via come niente, anzi, te la puoi pure prende a gratis come le bustine di zucchero ai bar e scegliertela! Sei italiano, quelle s'arrapano con gli italiani, mica è come qua che se non c'hai la macchina de Mazinga preferiscono riempisse la fregna de croccantini e fassela sgranocchià dai cani! Nooo, che stai a scherzà? Appena arrivi all'aeroporto, stuoli di fanciulle ti fanno la radioscopia, alzano la gonna, ti portano nel cesso, t'abbassano i pantaloni e te lo trattano come un Fior Di Fragola!
Più o meno il senso era quello. Io pure volevo scappare, è da una cifra che lo dicevo e che stavo preparando tutto ma ancora non ero uscito dal beta-testing. Non mi interessava andarmene in Slovacchia se voglio inzuppare, tanto qua c'avevo la madre di Ugo.
Mi serviva solo un'altra popolazione da poter odiare.
Comunque, anche se il discorso emigrazione non s'era tenuto su questi toni, fu abbastanza per far infervorare Giulia. Porca puttana, appena aprì bocca m'arrivò una svampa di Bali Shag che per poco non mi stese. Già il suo perenne olezzo d'incenso non l'aiutava di certo.
Si alzò in piedi, tutta compunta ed infervorata. Per poco non mi staccò la testa con la massa di dredlocks viola che aveva al posto del cuoio capelluto.
- Capisco che vvolete sscappare da questa 'mmerda de paese che non offre opportunità ai ggiovani e non si interessa del brobblema ddei animali da salvare e ddelle fonti rrinnovabbili... -
Spensi il cervello e mi aiutai con la Moretti servita al tavolo e con la scollatura di Clara. La stronza ovviamente se ne accorse e sporse di più i suoi balconi, ma allo stesso tempo mi piantò addosso uno sguardo inquisitore.
Giulia stava continuando il suo comizio e l'aria attorno a me stava diventando irrespirabile. Decisi di uscirmene fuori per fumare una semplicissima sigaretta.
Silvano mi raggiunse poco dopo. Lo sguardo era più carico d'odio di un terrorista di Al Qaeda.
- Quella è partita per la tangente! Spacca le palle con le sue questioni fino a quando non diventano anche le TUE questioni. E Ugo c'è cascato come un fesso! Perché secondo lui la discussione è interessante, bisogna poter aprire un dialogo, è bello scambiarsi pareri, ecc... ecc... -
- Sigaretta? -
- Sì, grazie -
E ci mettemmo a fumare, cercando di farcele durare il più a lungo possibile.
- Ma quegli altri che dicono? - chiesi.
- Mah, parlano del loro lavoro e se la cagano poco. Ma quell'Azzurra comunque, è un'ameba. Non ha spiccicato una parola dall'inizio della serata, a parte qualche “sì, certo” di tanto in tanto. Sembra caricata a molla -
Decidemmo alla fine, di rientrare. In fondo avevamo ordinato ed avevamo fame. Anche perché Giulia aveva finito.
- Mi prude l'uccello... -
- Per Clara, dici? -
- Era facile -
- È sempre la solita figa di legno, credo - commentò infine Silvano.
Ci risedemmo a tavola e cominciammo a mangiare le nostre pizze. In effetti, Azzurra non aveva detto una parola per tutta la serata e che si limitava a rispondere con un “sì” di tanto in tanto. A quanto pare nessuno s'era interessato a lei. Poraccia, me faceva pure una certa pena.
Io ci provai, ma Giulia faceva troppo casino.
Davide ovviamente, se ne guardava bene dal rivolgergli anche solo una parola. Se n'era stato ingobbito e zitto tutto il tempo, con la mascella fremente di odio. Manco a dire che era per Giulia, visto Davide voleva dare a vedere di avercela col mondo intero. Quindi vallo a sapere chi stava odiando in quel momento.
Clara si divertiva a lanciare occhiate maliziose all'indirizzo mio e di Silvano, che eravamo i più ricettivi. Poi chiudeva le braccia incrociandole. Fece questo giochetto del “te la do-non te la do” per cinque o sei volte. Io avevo l'uccello pronto ad esplodere. Mi sforzai di non guardare Giulia. Altrimenti s'ammosciava. Alla fine lanciai un'occhiata a Silvano, per comunicargli la decisione che avevo preso.
Trassi dalla tasca una Bic e due pezzetti di carta. Ci scrissi sopra tre parole e lo piegai. Li diedi di nascosto a chi di dovere, poi andai in bagno ed aspettai.
Un quarto d'ora dopo, Ugo venne a chiamare Azzurra in bagno, preoccupato dal fatto che ci stesse mettendo troppo tempo.
Adoro i bagno spaziosi con tante tazze del cesso.
Peccato mi fossi dimenticato di chiudere la porta.
Per poco a Ugo non venne un infarto quando vide Azzurra scricchiolare seduta a gambe larghe sopra di me.
- No, ma è solo uno sfogo... -
L'ambulanza giunse mezz'ora dopo a caricarlo per portarlo in rianimazione. Di nuovo. Quando poi siamo andati a recuperarlo, il medico mi informò che aveva delirato per un'ora buona, urlando “Perché tanto odio?”
Il resto della storia ve lo risparmio. Vi basti solo sapere che non sono rimasto molto bene con il resto dei colleghi presenti a quella cena. Davide però mi mandò un sms di ringraziamento per avergli allietato la serata. Altrimenti avrebbe ucciso qualcuno.
Silvano ed io ci frequentammo più spesso. Specialmente dopo che gli avevo dato il nickname di Cornelia. Oltre al suo indirizzo, ovviamente. Era quello che avevo scritto sull'altro fogliettino.
Proprio Cornelia chiamò per ringraziarmi a sua volta. Suo figlio aveva incominciato a frequentare il Muccassassina ed aveva mandato affanculo Azzurra e la zia ciellina. Non era esattamente quello che aveva sperato, ma meglio finocchio che frigido, mi disse.
Fu la mia vendetta per quella fottuta cena di classe.
Azzurra invece, mise qualche chilo in più e migliorò decisamente. Aveva smesso di essere timida. Ora la potete trovare alla voce “Amateur” su Xvideos.

2 commenti:

  1. Amateur è troppo vago, dicci di più.

    Bel racconto, ma mi sembra che alla fine il protagonista in un modo o nell'altro riesce sempre a scoparsi belle fighe, fortunello. A parte la vichinga del post sulla band.

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  2. Beh, oddio, quando se l'è trombata, Azzurra non è che fosse tutta 'sta figa, era un mucchietto d'ossa. Poi è diventata un po' figa. :)

    Comunque, in effetti hai ragione. Cerco sempre di evitarlo ma alla fine ci ricasco. Sto cercando di scrollarmela di dosso 'sta cosa e di trovare un equilibrio.

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