lunedì 26 dicembre 2011

TARDIVO POST DI AUGURI

Da qualche parte del mondo, proprio il giorno di Natale, sta nascendo un bambino. Ci affidiamo alla statistica per sostenere la veridicità di questo fatto, straordinario soltanto se non vedi il Natale come un giorno identico agli altri. Altrimenti fatti pure tutte le pippe mentali che vuoi. Esattamente come altre centinaia di milioni di famiglie in questo istante, che stanno gridando al miracolo, prima che la metà di loro muoia per aborto spontaneo.

martedì 20 dicembre 2011

VENT'ANNI DA VAMPIRO GETTATI NEL CESSO

È notte, mi sono appena svegliato e questa merda di città non ne vuole proprio sapere di cambiare odore. La chiamano Città Eterna, forse perché puzza di tomba vecchia ogni volta che esco fuori dal mio rifugio; una tomba di smog ed umidità, e nessuno ha mai aperto il coperchio.

sabato 17 dicembre 2011

IL MIRACOLO

Gliene avevo tirate tante di madonne, ma non credevo che alla fine avrebbero avuto effetto. Il mio vicino, Bronzetto, è morto.

mercoledì 14 dicembre 2011

MERCE AVARIATA

Il grosso cargo nero giunse finalmente davanti all'ingresso dell'Impianto di Mattanza. L'imponente cancello di titanio sferragliò sulla rotaia, rivelando l'interno pieno di fari luminosi di altri cargo pronti alla partenza. Un Vertebra guardiano venne davanti al finestrino oscurato dal lato esterno e bussò per chiedere le credenziali al guidatore.

venerdì 9 dicembre 2011

CRICETI AL PAD THAI

 Avevo ricominciato a fumare.
Con le sigarette degli altri, ovvio. Dovevo ridurre le spese, sapete com'è. Altrimenti non potevo comprare l'iPhone per riprendere Lawan, il trans thailandese da cui mi faccio lustrare la cappella a forza di boccasisi. Una mia vecchia conoscenza.

martedì 6 dicembre 2011

TI GRAFFIO LE PALLE!

Piovono bestemmie in casa. La Madre urla, le Figlie sbroccano. Inutile dirlo, è la genesi del fronte occluso dell'incazzatura. Se vado in salotto, quelle sono capaci di sfogare la frustrazione su di me. Peggio ancora se salto sul divano, mi sdraio ed ostento la mia tranquillità leccandomi i coglioni per il bidet mattutino. 

sabato 3 dicembre 2011

LA MALA EPURACIÒN

- 'Mbè? Che è 'sta roba? -
Alessia getta una bustina sul tavolo. È la marijuana che avevo nascosto.
- E te sei entrata in camera mia? - gli rispondo, a tono.
- Casomai in camera MIA. L'ho trovata sotto il mio cuscino -
Guardo di traverso Carlo, che sorprendo a sghignazzare. Appena il suo sguardo incrocia il mio, smette di ridere. Lui lo sa bene, perché.

mercoledì 30 novembre 2011

LE CENE DI CLASSE PORTANO SFIGA. A CHI LE ORGANIZZA.

Me ne stavo allegramente a casa di una MILF conosciuta su Xvideos a sollazzarmi. Il cellulare mi squillò. Era un mio ex-compagno delle superiori - nonché di banco - e mi stava invitando ad una cena di classe. Calcolai male il momento del “sì” e quello capì fischi per fiaschi. Non riuscii a controbattere che qriattaccò il telefono, contento della risposta. Poi squillò il telefono di lei, e scoprii che quella era sua madre.

domenica 27 novembre 2011

ESSERE SACCHI DI PULCI OGGI

Angelo è un lupo mannaro. Bella sfiga di merda. Sperava di nascere in qualche foresta come i suoi fratelli, dove nessuno ti manda appresso la polizia se sbrani un cervo o se sgozzi una pecora ai contadini; tanto se ti vengono a cercare coi forconi, sgozzi pure i contadini e ti cucchi pure il resto del gregge.

venerdì 25 novembre 2011

A CASA DI SILVIA

Ci piaceva uscire con Silvia. Malgrado avesse diverse fisime, poteva essere considerata una ragazza a posto. Era vegana, ambientalista, animalista, femminista, credeva nell'omeopatia e gli piacevano tutte 'ste cazzate olistiche che vanno di moda nei corsi di yoga, tra quelle casalinghe che vogliono darsi un tono perché non vedono un cazzo da quando si sono sposate. 

lunedì 21 novembre 2011

MAI DARE UNA KORG AD UN MORTO VIVENTE

Da anni sogno un carnaio di neomelodici napoletani. Sapete, quelli che “coltivano il sogno” di arrivare a Sanremo per spizzare le tette della Clerici e mandare messaggi strappalacrime ammammà. Sarebbe la consacrazione definitiva, dopo anni di gavetta nei matrimoni e nelle serate di liscio.

venerdì 18 novembre 2011

IL CONVENTO DEI SUSSURRI

Per la Madre Superiora, la notte non dovrebbe mai calare sul convento di Santa Crocifissa: il cielo non vede, dice, e i demoni del peccato possono agire indisturbati sul candore delle sue fanciulle intonse.

martedì 15 novembre 2011

ARROTONDARE LO STIPENDIO È FACILE!

Sara pure vero che possedere una faccia così anonima da far credere alla presenza di un fantasma nel cubicolo numero 15 non ti permette di scoparti la segretaria o la donna delle pulizie (una MILF ucraina che, a sua volta, arrotonda nei privée), ma ha i suoi vantaggi. 

venerdì 11 novembre 2011

NEL DUBBIO, BLAST-BEATS

DISCLAIMER: Trattasi di un pezzo contenente fatti veri (pochi) e fatti reinventati fittiziamente (quasi tutto)

All'inizio eravamo tutti contenti di fare black metal. Ci piaceva pittarci la faccia col trucco più grim e necro possibile, di impastarci con quei cazzo di colori che manco una lavata con l'ammoniaca ti leva; in compenso, il sudore te la trasforma in una sostanza brodosa che se va bene la puoi spacciare per irish cream a quei coglioni del WWF che ogni volta vengono a smerigliare la nerchia fuori dal locale, convinti che sul palco siano costretti a suonare chissà quale specie di panda.

giovedì 10 novembre 2011

VAI CON DISERBANTE E RISTRUTTURAZIONE

Dico un paio di cose prima di proseguire con i prossimi posts.

Innanzitutto, City Slum Song resterà così com'è. Non ho intenzione di continuarla ulteriormente. Quando perdi affetto per qualcosa che scrivi, è meglio mollarla quando sembra già avere una conclusione, anche solo implicita. Mentre ne scrivevo il seguito, dopo averla letta più volte, l'ho trovata abbastanza pallosa. E se non piace a me quello che scrivo, figuratevi a chi legge. Io la vedo così. 
Personalmente penso di tenerla comunque a maggese. Magari è solo una "pausa di riflessione". Se entro un mese non mi viene nessun ritorno di fiamma, la cestino e bbonanotte ar cazzo.

Altra cosa: probabilmente cambierò la grafica del blog. Cercherò di trovare un buon equilibrio tra leggibilità e impatto visivo. Se qualcuno ha delle idee a riguardo, sono ben accette :)

Il nome del blog resterà sempre quello invece. Inizialmente pensavo ad una migrazione su un altro nuovo blog, ma ho lasciato perdere, per evitare che mi vengano tentazioni intellettualistiche che magari non mi rispecchiano per niente. Quelle le lascio ai vari Wu Ming, Galatee, Carmille e robe simili. 
Eliminerò anche i primissimi posts di questo blog. Qui ci voglio mettere solo racconti e pezzi narrati. Per i pensieri, le opinioni eccetera, mi basta già Tumblr.

A presto.


giovedì 27 ottobre 2011

TEMPORANEA INTERRUZIONE

Scendo giù a Messina per un po', dalla mia consorte. Al mio ritorno (7 novembre) tornerò a postare cose, così come la seconda parte di "City Slum Song".

See you guys.

giovedì 20 ottobre 2011

CITY SLUM SONG

Il gorilla sbuffò quando sollevò il cappuccio, col grosso indice nodoso, dalla testa di Nico, scoprendo i capelli corti, dritti e tinti di biondo. - Ah, sei tu – disse con l'espressività di un paracarro. - Sei fortunato, oggi il capo riceve. Entra dentro. -

L'uomo entrò per primo, facendo strada a Nico, che si risistemò il cappuccio in testa. Il Maracuja era per più della metà pieno di gente. Le due cameriere in minigonna percorrevano tortuosamente gli spazi vuoti tra i tavoli, con i vassoi colmi di pesanti pinte di birra. Erano veloci ed efficienti. Una di loro passò vicino a Nico, fissandolo sorpresa. Era più basso e mingherlino di lei.

venerdì 14 ottobre 2011

TU CI CREDI AI VAMPIRI?

Mi andava di scrivere un racconto sui vampiri. Prima che rompiate le palle, ogni riferimento a cose, fatti o persone è puramente casuale. Personaggi fittizi, chiaro?

Lo strombazzare di un clacson dalla strada di sotto gli penetrò nelle orecchie come un proiettile, uccidendo il suo sonno. Aprì di botto gli occhi, scrutando il soffitto scuro inghiottito dal buio bluastro. Solo la finestra distante emetteva il debole alone nebbioso delle luci metropolitane. Il letto non ne era minimamente scalfito, neanche durante il giorno.

martedì 4 ottobre 2011

IL CORPO DI CRISTO

Il portone della chiesa scorreggiò rugginoso. Un vago eco d'organo risuonava tra le navate e sembrava soffiare sulle candele accese con le offerte. Davide entrò respirando l'odore di cera fusa, chiuso e pietra antica e immobile. Provava un po' di soggezione ogni volta che metteva piede lì dentro. Era come finire sul vetrino da laboratorio del microscopio di Dio, che ti scruta come un batterio per cercare di capire qual è la cura che ti serve per redimerti.

giovedì 15 settembre 2011

LA SOSTA NOTTURNA (Ending + Epilogo)


Gli occhi da cerbiatta le tremavano e le dita tamburellavano nervosamente l'impugnatura della mannaia. Le sue forme abbronzate si rannicchiavano su se stesse, come se il terrore gliele stesse percuotendo e scolpendo grossolanamente con un enorme martello.
- Senti, possiamo discutere di questo in un secondo momento? Voglio solo fuggire, non voglio farti alcun male. -

lunedì 5 settembre 2011

LA SOSTA NOTTURNA (Terza Parte)


Forse non era poi andato così a puttane il mio tentativo di depistaggio.
- Vieni fuori, bocconcino! - Estrella parlò (o meglio, biascicò a forza) con quelle due voci vagamente femminili, sovrapposte e ronzanti. Alle orecchie giungevano distorte e particolarmente pungenti.
- Daaaiii, facciamola finita! Non puoi più ssssscapparmi ormai. Fatti sssssgranocchiare... -
Di nuovo, quella voce mi entrò in testa come un punteruolo da ghiaccio che si faceva strada a forza nel mio encefalo, fino a scheggiare la punta sull'osso cranico e ad infilarsi in tutte le direzioni. La spina dorsale mi vibrava. E la cosa più orrenda, era che mi piaceva.

martedì 30 agosto 2011

LA SOSTA NOTTURNA (Seconda Parte)


Mi trovavo in un vicolo scuro, poco illuminato e piuttosto maleodorante. I palazzi attorno a me erano alti come piramidi egizie e scuri come cagate di pecora. Sui muri, le scritte sputate con bombolette rosse sembravano fatte di fresco: la vernice colava ancora lungo la parete, scorrendo sui mattoni come segni lasciati da artigli. L'asfalto era pregno d'acqua piovana e disseminato da pozzanghere, mentre sui marciapiedi si accumulavano mucchi di spazzatura e merda, in cui i ratti ci ravanavano allegramente e freneticamente, alla ricerca di qualcosa da sgranocchiare.

sabato 27 agosto 2011

LA SOSTA NOTTURNA (Prima Parte)

Non pensavo di essere costretto ad attraversare l'Arizona per una cazzo di festa di compleanno. Maledetto a me e quando ho aperto un account Facebook. Invitato ad una festa a cui non avevo molta voglia di andare, per il semplice fatto che sarebbe andata esattamente come tutte le altre a cui ho partecipato: limonate di gruppo tra cheerleaders e mascelloni della squadra di baseball, mentre io ero costretto ad ingozzarmi di burritos e di birra da discount per non pensare alla mia solitudine. Tra l'altro, 20 dollari per pagare il regalo di compleanno. Per una tizia che per colpa di un sorrisino fatto al momento sbagliato siamo diventati amici. Conoscenti, secondo la mia visione dei fatti.

lunedì 22 agosto 2011

CONFESSIONI #2


Ok, stavolta non potevo farlo senza essere notato. Ho stordito il parroco con il pastorale dopo averlo attirato in sacrestia con un bambino con difficoltà familiari legato ed imbavagliato. Poi ho liberato il bambino, ma mi ha mandato affanculo perché gli ho negato i soldi per i videopoker. L'assistente sociale non sarà molto d'accordo.
Non mi andava di spogliare il prete, per cui mi sono solo rinchiuso nel confessionale senza travestirmi ed ho aspettato.

venerdì 5 agosto 2011

giovedì 4 agosto 2011

TESSITURE


Era ormai da un paio di sere che la luna era sparita dal cielo, lasciando visibili solo le stelle, anche quelle di cui di solito non ci si accorge, che consideriamo poco importanti perché poco luminose. Era più difficile distinguere i contorni di quelle costellazioni che appaiono nel cielo boreale per tutto l'anno. Però potevi aggiungerci nuove linee e nuove sfumature, fin quasi a stravolgere il disegno originale di Cassiopea o dei due Carri. Non conoscevo bene i nomi delle stelle, ma avevo imparato a trovare e riconoscere la Stella Polare: cerca il Triangolo Boreale, trova il suo angolo più acuto e traccia una linea che lo taglia in due, fino alla stella più solitaria che trovi opposta a quell'angolo. Quella è la Stella Polare.

martedì 2 agosto 2011

PERDERE IL VUOTO


Non pensavo che riprendere gli allenamenti dopo solo cinque mesi di quasi inattività sarebbe stato così disastroso. Durante lo sparring sentivo le gambe lente e pesanti, stendevo a fatica i calci e colpivo in maniera piuttosto maldestra. I pugni, non ne parliamo: era come se dei gatti molto ciccioni mi si fossero attaccati agli avambracci. A malapena centravo il caschetto del mio sparring partner, la vista era annebbiata ed il respiro affannoso e pesante. Non riuscivo più a vedere i punti scoperti da colpire. In compenso stavo rendendo visibili tutti i miei punti scoperti all'avversario, che regolarmente li colpiva.

venerdì 22 luglio 2011

HANGOVER NIGHT


Dunque, ricapitolando: mi svegliai dentro una stanza il cui unico riferimento luminoso era un'insegna al neon visibile dal vetro della finestra alla mia sinistra. Non si vedeva il cielo, ma di sicuro era notte. Inoltre, ero sdraiato su un letto cigolante con il materasso scoperto, avevo la bocca impastata di brandy e mi girava un po' la testa.
Ed ero completamente nudo.

lunedì 18 luglio 2011

MACONDO REVISED

Mi era capitato sottomano il libro di G. G. Marquez, "Cent'anni di solitudine". Non so per quale motivo, mi è venuto di collegarlo con una foto di nani da giardino beccata su Internet.

Macondo era una città come tutte le altre. O meglio, era una piccola città come tante altre piccole città. Marquez non c'entra un cazzo, questa città aveva poco di drammatico o di solare. Se la nebbia potesse essere usata per descrivere qualcosa, allora non troverei niente di più adatto per descrivere una città come Macondo. Perché era una città grigia, statica, dormiente: il sole era sempre velato, la pioggia sottile era frequente e fastidiosa, raramente si sentiva un rumore più forte di un'automobile solitaria che solcava l'asfalto umido. E come se non bastasse, era abitata per buona parte da gente particolarmente stupida.

giovedì 7 luglio 2011

NON IL SOLITO VIAGGIO DA PENDOLARE

Si era fatto attendere trentacinque minuti più del solito ritardo accademico, ma alla fine il treno giunse sferragliando, con il fischio sforzato di una pentola a pressione incrostata di calcare. I passeggeri sul marciapiede fumavano, sia per la rabbia, sia per il caldo torrido di quella tarda mattinata di piena estate. Già alle nove, quando uscii di casa, il sole picchiava; alle undici era passato alle mazzate.

venerdì 24 giugno 2011

CONFESSIONI #1


- Padre, mi perdoni perché ho peccato... -
Era da anni che sognavo di farlo. Rubare la tonaca talare del parroco del paese ed infilarmi nel confessionale, per farmi quattro risate alle spalle dei torbidi segreti che i sonnolenti abitanti della città non osavano tenersi dentro, per vergogna o semplicemente per sentirsi a posto con la coscienza.

mercoledì 15 giugno 2011

IL NOME

Per il mondo intero, io sono morto. Un morto che cammina.
E un morto non può chiedere aiuto ai vivi. Non c'è parola che tenga, non c'è supplica, implorazioni o fiumi di lacrime disperate che possano essere ascoltate, che possano ridargli la voce tra chi cammina su questa terra con ancora un nome inciso sulla sua cazzo di pelle, e non sulla sua lapide.

domenica 12 giugno 2011

UN BELLISSIMO TRAMONTO PER VOI

Niente racconto, stavolta. Solo l'immagine di un tramonto, per rilassare i sensi, per far viaggiare il vostro io sognante e crepuscolare, per riflettere sul sole interiore di ognuno di noi, che ogni tanto necessita di una pennica per tornare a splendere.

Ecco a voi.


venerdì 10 giugno 2011

ZERBINI


I fatti raccontati qui sono basati su alcuni spunti veri, ma per il resto è fittizio. Come sempre, del resto.

- Allora buona giornata! -
- Grazie, anche a te. - mi salutò con due baci sulle guance e sfiorandomi il braccio con la mano, fino al gomito.

martedì 31 maggio 2011

LA COPERTA DI MAMMA CITTÀ


Mi fidai troppo della soluzione “vivere alla giornata” e per questo rimasi fregato alla grande. Il treno che doveva portarmi a Bari non poteva più accogliere passeggeri. I soldi per il biglietto rischiavo di dovermeli ficcare nel culo. Sarebbe stata una punizione più che giusta per un simile peccato d'orgoglio. 

giovedì 26 maggio 2011

TRANSIZIONE

Ci sono effettivamente dei periodi in cui non mi viene in mente un cazzo da scrivere.

Spero che questo basti, per ora.

lunedì 16 maggio 2011

L'INVITO A CENA

Appena scatta l'ultima mezz'ora prima che la ragazza che hai invitato a cena si presenti davanti alla tua porta, tutto in casa comincia ad avere problemi: dallo scaldabagno, che ti costringe ad una doccia gelata, al forno che non vuole collaborare, ostinandosi a voler lasciare crudo l'arrosto, fino all'armadio che sembra inghiottire i tuoi capi d'abbigliamento. Ecco, a Fabrizio stava succedendo più o meno tutto questo. Mettersi le mutande era stata una faticata immane, dopo che le membra gli si erano intorpidite a causa dell'acqua fredda. Voleva apparire più pulito e profumato possibile, ragion per cui si fece venti minuti sotto la doccia fredda, il cui getto scorreva così velocemente da non dare al suo corpo nemmeno il tempo di abituarcisi.

giovedì 12 maggio 2011

IL LUPO E L'AGNELLO


Libera reinterpretazione della favola di Fedro.

Un lupo aveva appena combattuto contro un suo compagno di branco per stabilire chi sarebbe stato l'alfa. Purtroppo per lui era appena stato sconfitto. La sua pelliccia era arruffata e piena di graffi e segni di denti. Non erano ferite profonde, ma la disfatta di cui erano impregnate bruciava più di qualsiasi taglio, piaga o scorticamento grave. Inoltre, proprio a causa di questo, aveva le palle particolarmente girate. Se la sarebbe potuta prendere con chiunque, gli bastava una piccola scusa. Almeno l'avrebbe aiutato a sfogarsi. Prima di consolarsi con la caccia però, doveva bere. Lo scontro gli aveva succhiato via parecchie energie e la sensazione del sangue che già si stava incrostando sui suoi peli era piuttosto sgradevole.

mercoledì 4 maggio 2011

ODIO IN BREVE


Sì, il protagonista è di sesso femminile ed è un brano molto breve. Embè?

Non vali niente. Sei entrata nella mia casa e ti sei presa il mio uomo. L'hai fatto così, da un giorno all'altro. Sentivo lui parlare al telefono con te, sentivo la tua voce metallica e spezzettata da dietro il suo cellulare. Perdeva tempo con te, dimenticandosi di me. Chiedevo tenerezza e lui mi ignorava... per te.

giovedì 28 aprile 2011

PROFESSIONE MALEDETTO

Come ogni sera, Nando Martelli si recò al lavoro. Uscì dalla sua tomba tutto ricoperto di terriccio e larve. Era stato convocato dal suo capo per un non meglio precisato motivo, per cui cercò di rendersi il più possibile presentabile. Si avvicinò alla fontana in disuso, ricoperta di muschio e piena d'acqua stagnante che stava cullando il sonno delle larve di zanzara pronte ad uscire la mattina dopo. Si sciacquò il volto passandosi le mani e la melma sul volto grigio, livido e scavato. Con il dito indice si pulì i denti anneriti ed incrostati. Prese grosse manate d'acqua e se le passò addosso sui vestiti logori e imbruniti dalla terra umida, scrollandosi di dosso le zolle scure ed i vermi bianchicci, che caddero nella fontana contorcendosi prima di soffocare. Sì lavò i capelli stopposi ed ingialliti strofinandoseli forte con la mano semiscorticata, facendogli fare un buffo rumore scricchiolante, come piccoli ramoscelli che si spezzavano. Gli si staccò un unghia e fu costretto a rimettere a posto un tendine scoperto che si era sfilato dal dito indice.

giovedì 21 aprile 2011

LA RIUNIONE DEL MOVIMENTO GENITORI

Anna si era stancata. Per l'ennesima volta, sua madre aveva trovato un modo per litigare con lei. Si appoggiava alla più piccola stronzata: la gonna troppo corta, un rossetto troppo pronunciato, le tette al vento, quando ti ci vuole per portarmi a casa la laurea in giurisprudenza, cazzo lavori a fare come cameriera, sei tornata due minuti più tardi. Tutto ciò che poteva essere una buona scusa per innalzare i decibel della discussione. Anna aveva troppo poco autocontrollo per fottersene in silenzio. Rispondeva a tono, con gli occhi infuocati dal fastidio che le sue sfuriate le provocavano. la rabbia si alimentava e ringraziava.

venerdì 15 aprile 2011

ENORME TESTA DI CAZZO

“Dai, vieni con noi... ti divertirai!”
“C'è tanta figa e si beve una cifra!”
La verità è che non volevano andarci da soli.
Sono queste due le frasi che vengono usate più spesso per tirarti in mezzo ad una festa dove non c'è proprio nulla che ti ispiri. Più che altro, è il ricordo di precedenti fallimenti sessuali a non renderti così entusiasta di partecipare a feste del genere. Il nostro era il più solido club del Due di Picche della zona. 

mercoledì 13 aprile 2011

SCHELETRO (Seconda Parte)


Seconda ed ultima parte del racconto. Buon divertimento.

Giacomo, il proprietario della casa, era una specie di lupo mannaro. È sempre stato un ragazzo piuttosto introverso e riservato. Oltre che un pippaiolo convinto. Ma ogni tanto mutava in maniera imprevedibile, uscendosene con delle proposte che lasciavano di sasso tutti. Come per esempio, questa famosa festa. Sapevamo che suo padre, un graduato dell'esercito, disponeva di una più che discreta ricchezza, che gli ha consentito di togliersi qualche sfizio come questa casa in campagna. 

martedì 12 aprile 2011

SCHELETRO (Prima Parte)

Questo racconto è diviso in due parti. La seconda ce la metterò quando riuscirò a mettere l'idea che ho in mente per il finale in una maniera decente... o forse no.

L'intenzione era una festa tra amici, in una casa di campagna di proprietà del padre di Giacomo. Poi è diventata una festa tra amici allargata, tra fidanzate ed amici di amici. Da dieci persone eravamo diventati quarantatrè. Avevamo dovuto anticipare qualche quota per la spesa, gli alcolici ed eventualmente le droghe leggere, ma alla fine i soldi erano rientrati tutti.
Peccato per come è andata a finire.

sabato 2 aprile 2011

NUOTATA TRA LO STORDIMENTO CARAMPANICO

Per il venerdì sera, avevo programmato di andare a vedere Griegsgrabrer (o come cazzo si scrive) in concerto. L'avevo già visto una volta e devo dire che mi era piaciuto assai. Eppoi, la stick-guitar fa sempre la sua porca figura, diciamolo.

martedì 29 marzo 2011

I PICCIONI

Oggi inauguro una piccola serie di racconti disgustosi, orrendi e scritti a cazzo. D'ora in poi, probabilmente, metterò solo schifezze simili sul mio blog.
Buona lettura.

Sdraiato sul soleggiato pratino della Sapienza, a quattro di bastoni, un ciccione stava fumando un tremendo spinello riempito con Drum vecchio di settimane e fumo di quarta scelta, racimolato da qualche ridicolo pusher del Laurentino. Roba che nemmeno l'ultimo tossico strafatto rimasto sulla terra dopo un cataclisma atomico si fumerebbe. Ma lui sì. Forse perché non era uno di qui tipi che fanno tanto i difficili.

lunedì 31 gennaio 2011

COMPITI A CASA

Me ne stavo tranquillamente al computer, giocando a Diablo II e sbattendomene del mondo e delle persone che di là si stavano guardando non so che cosa di simil-fantasy (la Storia Infinita, tutta la saga... o almeno, credo), quando arriva mia cugina che chiede soccorso per i suoi compiti di scuola. A parte, non so come minchia abbia fatto ad imboscarsi il quaderno da casa senza che nessuno se ne accorgesse, ma comunque decido di ottemperare alla causa del cugino-eroico-più-grande-a-cavallo-di-un-tyrannosaurus-rex e di darle una mano.

Compiti di italiano. La mia reazione non si fa attendere:


Dopo qualche secondo di riluttanza, mi faccio dire qual è l'esercizio da svolgere.

"UTILIZZANDO I VERBI AL PRESENTE DELL'ESERCIZIO PRECEDENTE, DESCRIVETE LA GIORNATA DI UN BAMBINO"

(O almeno assomigliava ad una cosa simile).

La mia mente torna alle elementari ed al giorno che tutti noi alunni temevamo: il lunedì mattina.
Perché in quel giorno, la sentenza di quello che si sarebbe toccato come compito in classe di italiano era scritta sulla pietra.

"LA CRONACA DI IERI"

Ora, questo compitino era in assoluto il più odiato da tutti noi. Piuttosto preferivo fottermi i tendini della mano riempiendo pagine con verbi da coniugare(1). E vi assicuro, a modo suo era divertente. La ragione di ciò era molto semplice: viviamo (uso volutamente il presente) tutti in un paesino di 10.000 e rotte anime, dove il sabato e la domenica non è che puoi inventarti qualcosa di diverso dalle stesse cose di sempre. Specialmente per noi bambini, che di certo non avevamo macchine per spostarci, ma in compenso avevamo mille pastoie e divieti da rispettare (in gran parte sacrosanti, per carità). Per cui, in genere tutto si riduceva ad un CTRL-C/CTRL-V delle giornate precedenti. Poi, per fare qualcosa di diverso, i miei ogni tanto se ne uscivano con qualche genialata dell'ultimo minuto tipo portare me e mia sorella a saltare sui tappetini elastici del parco giochi (mi divertivo un casino, lo ammetto) e allora ci scappava pure l'"ottimo" sul quaderno.
Credo che la mia maestra iniziò a rendersi conto di quanto fosse sgradito quel compito il malaugurato (per lei) giorno in cui ci diede la possibilità di scegliere tra tre diverse tracce. La cronaca, ovviamente, non venne cagata manco di striscio da nessuno dei 22 alunni presenti. E così per tutte le volte successive che ha proposto il multitraccia, tranne per qualcuno che aveva qualcosa di veramente interessante da raccontare. Almeno secondo il suo punto di vista.

Ok, finita la digressione.

Leggo il testo dell'esercizio. Poi leggo i verbi da inserirci necessariamente:

cammina, impara, sale, scende, mangia, beve, legge, parla, chiama, gioca, corre, salta, canta, ride, osserva, descrive, racconta, prega, disegna, dipinge, scrive.

In quel momento, un Nachtmahr nitrisce sopra la mia testa, uscendo dalle ombre della mia camera, sussurrandomi queste parole:

E MO'???

A causa di tutte le letture complicate a cui ormai sono abituato, ho decisamente disimparato a scrivere in maniera bambinesca. Non che la scrittura complessa sia effettivamente il mio forte anche adesso, ma ciò mi ha un tantinello spaventato.

Peggio ancora, sapere di dover usare tutti quei verbi per descrivere una giornata da bambini. Ovviamente, con un linguaggio più semplice possibile.

Comunque, l'intrepida bimba si spreme le meningi assieme a me e qualcosa, alla fine, la si riesce a buttare giù. Il risultato dei nostri sforzi è questo:

"La mattina, il bambino va a scuola ed impara cose nuove, che poi ricorda. Poi cammina a casa, sale le scale e mangia il suo pranzo. Quando fa i compiti poi, legge il libro di scuola e scrive sul quaderno. Appena ha finito, chiama i suoi amici, scende da casa, parla e gioca con loro, corre sul prato e salta con la corda. Oppure canta con loro delle canzoni. Poi, quando è stanco ed ha finito, beve tanta acqua.
Guarda il cielo ed osserva il paesaggio, che poi disegna e dipinge.
Ama e rispetta i suoi genitori e li ascolta. Poi descrive quello che ha fatto ai suoi genitori e gli racconta i giochi che ha fatto.
Poi, quando è sera tardi, prega davanti al letto, si mette sotto le coperte e dorme."

Sembra uno di quegli esercizi di scrittura creativa con cui Umberto Eco torturava i suoi allievi.

Onestamente, io mi farei delle domande. Sia sulla sanità mentale mia e di mia cugina, sia sul modo di gestire il lavoro che la maestra dà a casa.

Ochei, metto comunque per iscritto come l'avrei fatto io, in versione over-25:

"il bambino scende dal letto e cammina in cucina per farsi un caffè. Gioca con il fornello e l'accendigas ed improvvisamente guarda la manica del suo pigiama prendere fuoco. Chiama sua madre urlando "Mamma mi ama e mi rispetta, mi aiuterà!", pensa. Ma questa non può sentirlo perché sotto la doccia e sul vetro appannato scrive cazzate e disegna il pene del marito; in più, canta a squarciagola pezzi di canzoni di Ligabue. Bussa alla sua porta e prega sua madre di aprirgli, ma questa non ascolta e ride alle moine del figlio che, disperato, osserva ancora la sua manica in fiamme senza realizzare cosa deve fare. Prende la prima cosa liquida che gli capita tra le mani: un barattolo di trementina appartenente al padre, tenta di aprirla ma gli salta dalle mani e, rovesciandosi, dipinge la parete di intonaco bianco del corridoio. Appeso alla parete, trova un manuale di sopravvivenza casalinga, legge con una mano la parte sugli incendi, quindi sale sul lavandino ed apre l'acqua. La manica si spegne, assieme al 50% dell'avambraccio ormai ustionato al terzo grado.
La mamma nel frattempo esce dalla doccia, osserva (inevitabile il riutilizzo) la scena in cucina con il figlio sotto il lavandino, chiedendogli cosa cazzo ci fa la trementina rovesciata per terra. "Parla stronzetto, che hai combinato?" gli chiede, mentre beve un goccio di Lagavullin per digerire la faccenda.
Il bambino descrive e racconta la sua disavventura. Impara così che ci vuole l'acqua per spegnere il fuoco."

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(1) So cosa state pensando. Ma a quei tempi pensavo ancora ai Cavalieri dello Zodiaco. E mi era difficile immaginare la mia compagna di banco con le sue labbra carnose avvolte sul mio pisello.

mercoledì 5 gennaio 2011

IL FAGIANO DA STAZIONE FERROVIARIA

Se vuoi incontrare un rompicoglioni, vai in stazione, ad aspettare un treno.

Mettiti appoggiato su uno dei piloni di sostegno della tettoia sul binario. Binario 3 va benissimo. Mettiti a guardare l'orizzonte coperto dalla ringhiera di ferro con sguardo branzino ed a farti bellamente i cazzi tuoi. Ecco, magari pensa ad una figa. Pensa alla Carfagna mentre te lo succhia. Inginocchiata e con addosso il tailleur d'alta sartoria. Perché è uno di quei casi in cui ti eccita di più se il tuo cumshot gli finisce sulla giacchetta. Pensa intensamente a questo, fino a quando non senti il tuo uccello più duro dell'obelisco di Karnak.

Credevo di essere sul punto di venire senza neanche aver avuto bisogno di frullarmelo come una melanzana da ripieno. In effetti lo schizzetto del pre-cum c'era pure, ma s'è bloccato pure quello.

Basta poco, pochissimo.

Per esempio, uno stronzo qualsiasi che ti chiede a che ora passa il treno.

Penso che per qualcuno, il senso della vista sia uno dono che su di lui la natura ha terribilmente sprecato. Ed io a incazzarmi perché porto gli occhiali per correggere più diottrie di un frequentatore abituale di YouPorn. Altrimenti avrebbe notato almeno UNO dei tabelloni a led con gli orari d'arrivo. O anche almeno DUE di quelli cartacei schiaffati belli belli sui muri. Almeno quando vado in treno io faccio sempre così. Forse sbaglio da tempo. Chi lo sa? La risposta tanto è sempre quella: quarantadue.

Forse li ha notati. E allora, mi chiedo all'istante, il suo unico scopo sarà quello di piallare i peli dello scroto al primo povero cristo incontrato sulla banchina.

Prima comincia con la storia della sua vita. Raccontata a pezzetti, nella speranza che, come la Rai fa con le televisioni tedesche, gli chieda io i pezzi rimanenti facendomeli pagare a caro prezzo. O meglio, la storia del suo presente. Di cui, detto per inciso, non me ne fregava un cazzo prima di incontrarlo e non me ne frega un cazzo ora. Nota il portatile che ho a tracolla. Minchia, ma allora gli occhi ce l'hai! Era difficile notare una borsa nera con un 17" dentro... ed io che ho fatto di tutto affinché si confondesse con il giubbotto, così avrei potuto spacciarlo per un raro tumore al fegato e farmi cedere il posto dagli anziani sul treno.
Mi chiede dove vado. "Svago". È una di quelle giornate in cui rispondo a frasi di non più di 8 parole. "Svago in giro per Roma con il portatile?" "vado a casa di amici" Ovviamente era una palla. "Ah, vai a farti la chiusa di Playstation 3, vero?" Apparte che non sono cazzi tuoi, ma poi su che basi colleghi un portatile con la Playstation 3? Avrà pure buoni occhi, ma le connessioni neuronali sono da revisione forzata. "No, per lavoro". In evidente contraddizione con lo "svago" di poco fa.


Mi fa capire di aver capito la contraddizione. Ma anche che deve levarsi dalle palle. Anche perché ho ancora un film porno da finire di vivere. Il buffer dovrebbe ormai essere completato, per cui posso premere di nuovo play.